Vita da donna: effetti degli ormoni sessuali sulla memoria

La natura e l’evoluzione ci hanno dotato di capacità adeguate a fronteggiare i continui cambiamenti, sia interni che esterni all’organismo.

Si avverte però, talvolta, una forte richiesta da parte del contesto sociale di agire in modo ottimale e costante, sulla base di canoni e modelli prestabiliti. Questo non è sempre confacente al nostro funzionamento organico.

Basti pensare a come ti senti dopo un’impegnativa giornata di lavoro: la concentrazione e molte delle capacità cognitive sono meno efficienti e questo riduce l’attitudine a compiere attività complesse. Quale per esempio potrebbe rivelarsi, in certe condizioni, il compito di individuare una confezione di dentifricio di una marca precisa, fra gli scaffali della sezione dedicata di un grande supermercato.

Le variazioni delle facoltà mentali dipendono non solo dal momento della giornata, ma anche dal periodo di vita. Esse interessano donne e uomini, con differenze individuali correlate a molti fattori quali circostanze, ambiente di crescita, valori e cultura, scolarità, professione, attività svolte con maggiore frequenza.

In particolare, nel corso della vita di una donna si possono individuare diverse fasi delineate dalle variazioni a livello ormonale. Esse possono avere degli effetti su memoria, attenzione e funzioni cognitive tali da riflettersi nelle attività quotidiane.

Presentiamo qui una revisione di articoli, in cui gli autori hanno indagato la relazione che intercorre fra i livelli ormonali e le prestazioni nei compiti che richiedono l’attivazione specifica di certe abilità cognitive.

Gli eventi che prenderemo in considerazione sono: il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa.

L’influenza del ciclo mestruale sulla memoria verbale e visuospaziale

Manuale MSD -Web

Durante la pubertà (10-16 anni), le giovani donne esperiscono il menarca, la prima mestruazione.

Le ovaie, stimolate da sostanze liberate dalle strutture cerebrali, producono ciclicamente diversi ormoni, tra cui gli estrogeni (estradiolo, estrone ed estriolo) e il progesterone.

In particolare, nella prima fase, quella follicolare, viene prodotto un maggior numero di estrogeni; il picco dei livelli di progesterone viene raggiunto, invece, nell’ultima fase del ciclo, quella luteale. 

Il periodo delle mestruazioni, che si verifica all’inizio della fase follicolare, è caratterizzato da una bassa concentrazione di entrambi gli ormoni.

I risultati di alcuni studi che trattano del ciclo mestruale evidenziano che la quantità di estradiolo influisce sulle prestazioni nei compiti visuospaziali e verbali.

Abilità visuo-spaziali

Ti sarà capitato probabilmente, nella fase mestruale, di dimenticare con più facilità dove hai lasciato le chiavi, il cellulare o altri oggetti indispensabili, o di scordare episodi raccontati da familiari o amici. Oppure potrebbe capitarti di risultare più maldestra nel compiere azioni abituali e fare piccoli danni, con più facilità in quei giorni.

Nello studio condotto da Hampson e Morley (2013), sull’influenza dei livelli di estrogeno in alcuni compiti di memoria, sono stati selezionati 70 partecipanti di età compresa tra 17 e i 37 anni, di cui 31 maschi e 39 femmine. Queste ultime sono state suddivise in due gruppi: donne con alti livelli di estradiolo e donne con bassi livelli dell’ormone.

Il test proposto coinvolgeva la memoria di lavoro spaziale, quella che ci permette di tenere a mente e elaborare informazioni visuospaziali (vale a dire, percezioni visive e relative posizioni nello spazio). I risultati evidenziano come i soggetti con alto livello di estradiolo ottengano risultati migliori, rispetto a uomini e donne con basso livello di estradiolo. Questo, per esempio, potrebbe implicare che quando l’estradiolo è minimo, una donna abbia più difficoltà a cercare la propria auto in un grande parcheggio.

In uno studio successivo Hampson e collaboratori (2014) hanno approfondito alcuni risultati con un compito di rotazione mentale. Esso analizza la capacità di ruotare mentalmente oggetti bidimensionali e tridimensionali. Sono state selezionate 44 donne e suddivise in due gruppi, in base alle concentrazioni di estradiolo nel sangue.  I risultati mostrano che bassi livelli di estradiolo sono correlati con una maggiore precisione nel test di rotazione mentale e nel Mooney-Harshman Closure, compito di riconoscimento e completamento di immagini frammentate.

Questo potrebbe riflettere il fatto che le donne, soprattutto nel periodo dopo le mestruazioni, riescano con più facilità a riconoscere ciò che accade nella percezione visiva: percorsi, luoghi e oggetti, anche da prospettive diverse.  

Fluenza verbale e memoria emotiva

L’estradiolo è misurato anche nello studio di Maki e colleghi (2002), in cui viene messo in relazione alle capacità nei differenti compiti cognitivi. In particolare, si è osservato che con l’aumento dei livelli di quest’ormone migliorano le prestazioni nei compiti di fluenza verbale semantica. Essi misurano il bagaglio lessicale del soggetto e la sua disponibilità, in termini di accesso alle informazioni memorizzate e strategie di recupero. Bassi livelli di estradiolo, invece, portano a una migliore prestazione nei compiti di rotazione mentale.

Lo studio di Bayer e collaboratori (2014), inoltre, mostra come le fasi del ciclo mestruale siano in grado di influire non solo sulla memoria di lavoro visuospaziale o verbale, ma anche sulla memoria implicita emotiva. Quest’ultima richiama le emozioni che abbiamo provato in determinate situazioni passate e che, di conseguenza, influenzano il nostro modo di sentire e prendere decisioni.

Si tratta di uno studio longitudinale, ossia di osservazioni ripetute nel tempo sui medesimi soggetti, che vede coinvolte 23 donne, tra i 19 e i 33 anni, le quali sono state testate durante la fase follicolare e durante la fase luteale. Lo strumento utilizzato è un compito di memoria emotiva, dove viene chiesto di identificare e poi ricordare delle immagini con valenze emotive differenti. Lo studio conclude che i soggetti, pur riconoscendo correttamente il significato emotivo degli stimoli presentati, indipendentemente dalla fase del ciclo, siano portate a rievocare maggiormente le immagini con valenza aversiva durante la fase follicolare.

È verosimile l’idea che queste variazioni siano correlate a una strategia adattiva che, nel corso dell’evoluzione, abbia consentito alle donne una maggiore probabilità di sopravvivere e riprodursi.

Come cambia la memoria durante la gravidanza?

Un’altra fase che caratterizza un cambiamento degno di nota nei livelli ormonali è la gravidanza. 

Sin dall’inizio di questo periodo, si verifica un netto aumento degli estrogeni e del progesterone, fondamentali per creare e mantenere un ambiente idoneo per lo sviluppo del futuro embrione.





Aumento progressivo di estrogeno e di progesterone, che raggiungono il loro picco nelle ultime settimane di gravidanza.

In uno studio condotto da Laura Mickes e colleghi (2009), sono state selezionate 37 donne, sottoposte, sia prima che dopo il parto, a un compito di apprendimento verbale, nel quale veniva chiesto di ricordare vocaboli, appartenenti a diverse categorie semantiche, precedentemente presentati all’interno di una lista. Durante la gravidanza si era osservato un calo dei punteggi nei compiti di rievocazione (quindi senza suggerimenti) e non in quelli di riconoscimento. Questo sembra essere dovuto proprio ai cambiamenti strutturali indotti dalle variazioni ormonali.  

Memoria episodica e schemi di attivazione cerebrale

Analogamente, gli autori Wilson e colleghi (2011) hanno utilizzato una batteria di test che valuta diverse abilità mnemoniche, su un campione di 70 donne: non incinte, al primo o al terzo trimestre di gravidanza. Sono state rilevate differenze nella memoria episodica, quella che permette di ricordare gli episodi personali: entrambi i gruppi di donne incinte presentano profili di prestazione diversi rispetto al gruppo di controllo, nei compiti dove viene chiesto di ripetere due brevi storie.

Almanza-Sepúlveda e collaboratori (2018) si sono, invece, concentrati sugli schemi di attivazione delle aree cerebrali nelle donne in gravidanza. Sono state selezionate 40 donne, suddivise in modo simile allo studio precedente. Durante lo svolgimento di un compito di memoria verbale o visuospaziale, le partecipanti sono state monitorate con elettroencefalogramma (EEG), uno strumento che misura l’attività elettrica cerebrale. E’ stato così rilevato il cambiamento della sincronizzazione EEG tra la corteccia prefrontale e parietale, durante l’esecuzione di entrambi i compiti nei diversi trimestri di gravidanza.

I differenti schemi di sincronizzazione potrebbero costituire assetti adattivi che consentono alle donne incinte di concentrare la loro attenzione e utilizzare più risorse cognitive, per risolvere adeguatamente i compiti ed ottenere gli stessi risultati delle donne non incinte. Queste le ipotesi degli autori.

Altre ipotesi sui cambiamenti cognitivi

Le differenze cognitive fra donne gravide e non gravide non sono confermate da tutti gli studi che ne hanno indagato la presenza. Rendell & Henry (2008) parlano di “situazioni di laboratorio artificiose”, che impediscono di riprodurre ciò che avviene nella realtà e di rilevare delle differenze effettive.

Logan et al. (2014), inoltre, sostengono che la percezione di disturbi da parte di donne incinte nella vita quotidiana, sia dovuta a stereotipi sociali che le condizionano.

Oltre alle variazioni ormonali, una delle possibili cause del diverso funzionamento della memoria individuata da Berndt e colleghi (2014) sembra sia la presenza di un sonno più frammentato che altererebbe l’immagazzinamento dei ricordi, sia in gravidanza che dopo il parto. 

Una questione ancora aperta: la menopausa influenza le abilità mnestiche?

L’ultima fase che si presenta nel ciclo riproduttivo di ogni donna è la menopausa. Infatti dalla transizione menopausale in poi l’estrogeno comincia a diminuire notevolmente, raggiungendo livelli minimi, come accade anche al progesterone, il quale, però, scompare completamente nel periodo post menopausa. Molte donne attribuiscono i vuoti di memoria o i cambiamenti del proprio comportamento allo sbalzo ormonale, caratteristico di questo periodo. Di conseguenza, molti autori hanno cercato delle conferme proponendo degli studi sperimentali.

Alcuni sono giunti alla conclusione che il declino mnestico non sia strettamente legato a fluttuazioni ormonali, ma ad altri fattori quali l’età e l’educazione. A sostegno di questa ipotesi citiamo lo studio di Herlitz et al. (2007) che ha indagato la memoria episodica e semantica, la fluenza verbale, le abilità visuospaziali e il riconoscimento facciale di 129 donne in premenopausa, 58 in peri-menopausa e 55 in post-menopausa. Esso ha evidenziato leggere differenze tra i tre gruppi, non correlate alle variazioni ormonali dalle procedure dello studio.

Memoria di lavoro e apprendimento verbale

Ryan e colleghi (2010) hanno selezionato un gruppo di 147 donne in menopausa per misurare sia l’attenzione che la memoria di lavoro. I procedimenti di analisi eseguiti sui dati da loro rilevati, non hanno evidenziato correlazioni dirette fra i punteggi ottenuti nei test e l’estrogeno contenuto nel sangue.

Altri studiosi suggeriscono, invece, che ci siano delle differenze fra donne in pre e post menopausa attribuibili al cambiamento degli ormoni steroidei.

A questo proposito è stato evidenziato un netto peggioramento delle prestazioni nello studio longitudinale di Epperson e colleghi (2013), in cui sono state selezionate 403 donne dalla pre alla post menopausa, testate nell’apprendimento verbale. I risultati hanno mostrato che le donne in postmenopausa ricordavano 1-2 parole in meno.

Anche nello studio longitudinale di Fuh e colleghi (2005), con osservazioni ripetute nel tempo, sono stati trovati risultati analoghi.  Il campione di 495 donne selezionate dalla pre-menopausa, è stato sottoposto ad una batteria di test neuropsicologici ed è stato rilevato il declino unicamente nel dominio della fluenza verbale, che riguarda l’evocazione di parole.

Altre indagini sostengono una posizione intermedia: da un lato è stato osservato un miglioramento delle prestazioni durante la post-menopausa, suggerendo che le difficoltà rilevate durante la transizione siano limitate nel tempo, come sostenuto da Greendale et al. (2009); dall’altro Weber et al. (2014) afferma che le donne nel primo anno di post-menopausa, hanno prestazioni peggiori rispetto alle donne in peri-menopausa nella memoria verbale e anche delle donne in transizione nei compiti di memoria di lavoro. 

Plus ça change, plus c’est la même chose

Alla luce di quanto emerso, possiamo affermare che sia normale per le donne percepire dei cambiamenti di memoria, attenzione e capacità di trovare le parole per esprimersi, in specifici momenti della vita.
Nel caso si volessero compensare certe difficoltà è possibile prendere in considerazione dei training specifici, che consistono in insiemi di esercizi mirati per potenziare le funzioni cognitive già presenti come la memoria, la velocità di elaborazione e l’attenzione, attraverso un vero e proprio allenamento.
Se però ci si accorge che questo disagio diventa persistente e limitante, è bene richiedere un consulto con uno specialista.

Articolo scritto con la preziosa collaborazione di Linda Rampado e Chiara Chiuchiolo.

Linda Rampado è laureanda in Scienze psicologiche cognitive e psicobiologiche a Padova e sta preparando la tesi sulle basi biologiche dell’intelligenza. Sta svolgendo il tirocinio pre-lauream in ambito neuropsicologico.

Chiara Chiuchiolo, laureanda in Scienze psicologiche cognitive e psicobiologiche (Università degli Studi di Padova), sta scrivendo la tesi sui disturbi neuropsicologici del morbo di Parkinson ed è tirocinante pre-lauream.

BIBLIOGRAFIA

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Una risposta a “Vita da donna: effetti degli ormoni sessuali sulla memoria”

  1. Durante la gravidanza ho spesso avuto la percezione che la mia memoria fosse più “fallace”. In ambito lavorativo avevo più difficoltà a “ripescare” dalla memoria nomi dei clienti, episodi successivi. In realtà non avevo mai pensato potesse esserci una causa ormonale, di sicuro ho spesso pensato che la colpa fosse da attribuire alla minor qualità del sonno.

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